Potabile, ma anche pura?

Potabile, ma anche pura?

Parlando di acqua, ai nostri giorni conviene non confondere il concetto di “potabilità” con quello di “purezza”: la distinzione è fondamentale, poiché mentre un’acqua pura è sempre potabile, a volte un’acqua potabile non si può considerare pura. La spiegazione è sin troppo semplice: tutti sanno che per acqua pura si deve necessariamente intendere (attingendo al patrimonio culturale dell’umanità) un’acqua limpida, inodore, insapore e contenente esclusivamente quei sali minerali che vi si disciolgono per effetto del suo passaggio a contatto con le rocce del sottosuolo; sono in meno, invece, a sapere che nell’acqua potabile possono essere legittimamente presenti molte sostanze, alcune delle quali definite indesiderabili, altre addirittura tossiche, in concentrazioni non sempre trascurabili, a detta di vari esperti. Un’acqua può essere “definita” potabile (qualora cioè corrisponda ai requisiti fissati dalla legge) significa che il rischio di subire effetti negativi per la salute è considerato "sufficientemente ridotto”.Considerando che di acqua potabile si fa un notevole consumo, dell’ordine di almeno un paio di litri al giorno per persona, senza calcolare l’acqua assunta con i cibi, appare evidente che siamo esposti agli inquinanti: sia direttamente (per l’acqua che beviamo) sia indirettamente (per quella contenuta nei cibi) e finiamo con ingerire quotidianamente sostanze estranee alla natura del nostro organismo e pertanto potenzialmente patogene.