Acqua pulita per bambini

Acqua pulita per bambini

Professor Marcello Giovannini, già direttore della 5a Clinica Pediatrica dell’Università di Milano (Ospedale S. Paolo).

 

L’acqua del rubinetto è adatta per l’alimentazione del neonato e del bambino e per la sua igiene personale?

Al giorno d’oggi l’acqua potabile, almeno in particolari regioni e nei considerevoli agglomerati urbani, non può riscuotere la fiducia della popolazione, soprattutto per quanto riguarda l’uso in nipiologia. Minori sono invece le riserve per l’impiego dell’acqua potabile nelle procedure di igiene personale. È anche vero, d’altra parte, che in alcune particolari situazioni geografiche (es. zone di montagna) l’impiego dell’acqua del rubinetto debba ritenersi sufficientemente sicuro.

 

Ritiene che le soglie di sostanze nocive e indesiderabili ammesse nell’acqua per uso alimentare siano, in alcuni casi, troppo elevate ?

ll limite massimo della concentrazione nell’acqua potabile di alcune sostanze sicuramente o potenzialmente nocive, peraltro uniformato per tutti i paesi della CEE, è da ritenersi adeguato per la popolazione adulta, mentre per quanto riguarda i bambini e in particolare modo i lattanti, sicuramente alcune soglie sono da ritenersi troppo elevate. Ad es. il contenuto di nitrati in un’acqua per uso nipiologico non dovrebbe superare i 10-15 mg/l anziché i 50 mg/l consentiti dalla legge. Ciò per un’aumentata sensibilità dei lattanti agli effetti di queste sostanze, con rischio di induzione di metaemoglobina e di aumentata formazione in vivo di nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene. Inoltre le acque potabili sono soggette al rischio di contaminazione occasionale sia chimica che microbiologica, a volte rilevate solo dopo la comparsa di danni sulla popolazione, e a questo riguardo non vi è dubbio che la popolazione maggiormente esposta sia quella pediatrica.

Ritiene che l’opinione pubblica sia sufficientemente sensibilizzata sulle problematiche degli inquinamenti di tipo batteriologico e chimico?

Sicuramente le notizie diffuse attraverso i mass-media di inquinamento sia microbiologico che chimico dell’acqua potabile hanno notevolmente sensibilizzato l’opinione pubblica e, a mio avviso, il notevole aumento del consumo di acqua minerale in bottiglia che si è verificato negli ultimi anni è strettamente correlato ciò. Tuttavia sono convinto che l’informazione sulle possibili conseguenze connesse ad episodi di inquinamento sia chimico che microbiologico non sia ancora adeguata.

Su scala sociale quali rischi sono connessi alla progressiva degradazione dell’acqua per uso alimentare? Quali sono gli effetti sulla salute e sul metabolismo dei bambini?

Una risposta “scientifica” a questo quesito è praticamente impossibile al momento attuale, in quanto i potenziali danni sulla popolazione sarebbero strettamente connessi ad un determinato microbo o contaminante e così pure le alterazioni metaboliche nei bambini sarebbero strettamente specifiche per ogni determinato inquinante. D’altra parte il progressivo degrado ambientale a cui stiamo assistendo porta inesorabilmente ad un progressivo decadimento delle qualità dell’acqua potabile con ovvie ripercussioni sulla salute pubblica, la cui entità potrebbe anche essere di rilevanti proporzioni.

Qual è il suo parere sugli impianti di filtrazione dell’acqua potabile ad uso domestico? Ritiene che siano una risposta alternativa definitiva all’acqua in bottiglia ?

Senza dubbio impianti qualificati di filtrazione dell’acqua potabile, sia di tipo chimico che microbiologico, potrebbero contribuire in modo significativo alla salvaguardia della salute pubblica, specie se impiegati su larga scala. È certo che l’impiego domestico sia di sicura utilità nel ridurre i rischi connessi all’inadeguatezza dell’acqua potabile.

I pediatri, in genere, dovrebbero essere più documentati sulle qualità dei mezzi di filtrazione, eventualmente per consigliarne l’uso?

Sicuramente non solo i pediatri, ma anche i medici dovrebbero essere opportunamente informati e documentati sulle qualità dei mezzi di filtrazione dell’acqua potabile, per poterne adeguatamente consigliarne l'uso. L’acqua per cucinare, bollendo, in situazioni di inquinamento chimico, vede aumentare la concentrazione di inquinante.

Ritiene che l’uso di acqua filtrata per cucinare sia auspicabile?

L’uso dei mezzi di filtrazione per l’acqua impiegata per la cottura degli alimenti direi che al momento attuale non ha alternative e che pertanto debba senza dubbio essere consigliata. Ciò in particolare per evitare l’aumento della concentrazione di sostanze tossiche, quali i metalli pesanti, che si verifica nel corso della bollitura, con conseguente parallelo aumento della loro concentrazione negli alimenti.

L’obbligo di notifica all’ASL (DM 443 del 21/12/1990) dell’avvenuta installazione di un filtro domestico è da considerarsi una ulteriore tutela per il consumatore?

È certo che l’obbligo di notifica alla ASL dell’avvenuta installazione di un filtro domestico rappresenti una tutela per il consumatore ed una sorta di garanzia sulla qualità del prodotto e sui risultati ottenibili. Rappresenta inoltre un metodo utile alla rilevazione epidemiologica e statistica delle persone che “non si fidano” della qualità dell’acqua di acquedotto.

 

Intervista pubblicata su Acqua Pulita dal Rubinetto n. 2/95

I livelli di sostanze estranee

I livelli di sostanze estranee

Prof. Danilo Catelani, già Docente di Scienza dell'Alimentazione all'Università di Milano

 

Il concetto di "acqua pura" è forse perduto per sempre, dato che anche nei ghiacciai dell'Artide, che si citano spesso come “incontaminati”: sono presenti Piombo e DDT.

È la legge che stabilisce se un’acqua è potabile o no, cioè se è destinabile al consumo umano: più precisamente sono le tabelle C, D ed E allegate al D.P.R. 24.5.1988 n. 236. In queste tabelle sono riportate, per ciascuna sostanza tollerata, le massime concentrazioni accettabili (MAC). Di alcune di esse la tabella riporta anche alcuni tra gli effetti patogeni riconosciuti in seguito ad esposizione prolungata.

Chi crede di risolvere questo problema ricorrendo all’acqua in bottiglia compie, d’altra parte, un atto di fede secondo me non abbastanza giustificato in quanto si può riscontrare oggi sempre più frequentemente una caduta della qualità media. Ciò è spiegato da due considerazioni: il fatto di provenire anch’esse dal sottosuolo, sia pure in situazioni idrogeologiche particolarmente protette, ne fa ormai delle sorvegliate speciali, e quindi vengono alla luce le carenze che un tempo, data la limitazione del mercato, non si avvertivano; la seconda considerazione deriva dal fatto che, aumentando il consumo si abbassa anche per queste acque il livello della falda e questo le rende più vulnerabili all’inquinamento.

Da non sottovalutare inoltre il fatto che le acque in bottiglia, in particolar modo quelle non gassate e quindi meno protette dalla contaminazione microbica, devono essere imbottigliate e conservate in condizioni idonee, che comunque non impediscono la perdita assai rapida di una parte non trascurabile delle loro decantate qualità terapeutiche, ove beninteso esse esistano realmente.

Ritornando all’argomento originario, notiamo che esiste un rischio per il cittadino, indotto peraltro in maniera alquanto subdola dalla definizione del MAC: il fatto che un’acqua possa essere “definita” potabile (qualora cioé corrisponda ai requisiti fissati dalla legge) non significa che la si possa tranquillamente consumare come si consumerebbe un’acqua pura, ma soltanto che il rischio di subire effetti negativi per la salute è “considerato (ma da chi?) sufficientemente ridotto”. In altre parole, qualunque sia il livello (o MAC) adottato, si dà per scontato che qualcuno si ammalerà (chi o quanti o quando non si può prevedere): è un corollario del teorema rischi/benefici, secondo il quale si sceglie sempre il minore dei mali, assegnando un vero e proprio prezzo al bene-salute.

In sostanza i MAC dovrebbero oggi costituire una sorta di garanzia per il diritto alla salute. Questi valori non sono ovviamente arbitrari e variano da sostanza a sostanza, o a gruppi di sostanze: essi vengono normalmente desunti da studi di tossicologia condotti presso autorevoli centri di ricerca, soprattutto americani. In pratica si somministrano le sostanze sospette ad animali opportunamente scelti in relazione alle analogie del loro metabolismo con il metabolismo umano: le dosi e la durata del trattamento sono variabili, a seconda che si studino gli effetti acuti, da esposizione intensa (forti dosi in tempi brevi) o gli effetti cronici, dovuti a interazione perdurante nel tempo (piccole dosi per lunghi periodi). Sulla validità scientifica di questi studi non c’è molto da eccepire: i metodi di indagine sono ormai codificati da decenni e sono probabilmente i migliori attualmente possibili, compatibilmente con la legislazione in vigore, anche per quanto si riferisce all’elaborazione statistica dei dati ricavati dalla sperimentazione.

Sta di fatto, comunque che i MAC vengono periodicamente adeguati ai metodi d’indagine; in più, talvolta, i risultati delle ricerche (lunghe e particolarmente complicate soprattutto sul piano dei riscontri statistici) sembrano contraddirsi o non risultano particolarmente significativi. Per questo sui valori dei MAC e sul loro impiego non tutti sono d'accordo, tanto che i valori sono diversi da Paese a Paese, e si collegano quasi sempre al carattere del regime dominante, con buona pace della “neutralità” della scienza!

Intervista pubblicata su Acqua Pulita dal Rubinetto n. 2/95

Il tecnico dell'ASL

Il tecnico dell'ASL

Le analisi periodiche effettuate sulle acque potabili, danno sufficienti garanzie. Ma vi sono ancora situazioni o comportamenti a rischio: bisogna saper valutare quali sono i possibili problemi dell’acqua che ci interessa e prendere i giusti provvedimenti.  

Ecco i consigli di un esperto, un’autorità in materia, il Dott. Edoardo Maina, quando era responsabile del settore acque del Laboratorio di Sanità Pubblica di Torino. Il laboratorio è deputato alle analisi delle acque potabili e non, dei pozzi, delle fonti di approvvigionamento, dei sistemi di depurazione e trattamento delle acque nell’ambito territoriale di Torino e di altre nove ASL della Provincia.

 

La prima domanda è quella di rito: cosa esce dal rubinetto?

Voglio premettere che posso parlare con conoscenza di causa solo per quanto riguarda la Provincia di Torino. Ebbene, in tale area l'acqua che esce è, per il 99,9% dei casi, da ritenersi idonea al consumo umano in base al D.P.R. 236 del 24/5/88 ed è periodicamente controllata per verificarne la rispondenza alle norme vigenti e ricercare la presenza di eventuali contaminanti. In laboratorio vengono analizzati circa 2000 campioni all’anno. Per quanto riguarda altre realtà locali non posso escludere che vi siano state o vi siano situazioni diverse. In varie regioni, tra cui il Piemonte, sono frequenti i casi di improvvisa presenza di inquinanti nell'acqua potabile. I giornali spesso riportano situazioni del genere. In effetti i giornali riportano notizie allarmistiche sull’improvviso inquinamento di pozzi per uso potabile. La situazione, invece, è assai diversa. È vero che ci sono forme di inquinamento che si riscontrano in aumento con il passare degli anni, ma si deve tenere presente che l’acqua di una falda non può subire un improvviso inquinamento: la velocità di migrazione di acqua eventualmente inquinata, dalla superficie ad una falda sotterranea (profonda o medio profonda) si calcola nell'ordine di anni. La media della piana piemontese è di 5-6 anni, per cui noi ci accorgiamo adesso dell’inquinamento provocato anni fa. I controlli che il laboratorio effettua sistematicamente sulle fonti di approvvigionamento dei vari acquedotti servono proprio per accertare in tempo l’insorgere di situazioni di rischio e permettere alle autorità sanitarie di intervenire con tempestività. Una delle cause principali del’'inquinamento delle falde è da imputare al fatto che, non esistendo una normativa sullo scavo dei pozzi, ognuno può scavare indiscriminatamente pozzi industriali, agricoli o per approvvigionamento idrico anche a grandi profondità e che interessano diverse falde. Con la presenza di pozzi che effettuano prelievi multifalda si possono miscelare le acque e si ha il risultato di una diffusione dell’inquinamento dalle falde superficiali non protette a quelle più profonde. Purtroppo, la prima falda, che non è protetta da un punto di vista geologico risulta inquinata soprattutto da diserbanti e nitrati nelle zone agricole e da sostanze organoalogenate in quelle industriali.

Ci dà un giudizio sui ripetuti innalzamenti dei tassi massimi consentiti per gli inquinanti?

Gli innalzamenti dei valori sono indubbiamente impopolari anche perché vengono adottati in momenti di emergenza, quando il problema è particolarmente sentito. Sinceramente penso che ci sia meno rischio a portare il tasso massimo di atrazina da 0,1a 0,8 mg/l, come é stato fatto col primo decreto Donat Cattin, piuttosto che portare l’acqua con le autobotti. Queste, infatti, presentano grossissimi rischi a livello batteriologico e magari anche chimico se le autobotti non sono lavate a regola d’arte. Si tenga presente che si tratta di acqua sostanzialmente stagnante, mantenuta in un contenitore metallico, anche per molte ore a temperature magari elevate. L’acqua è una cosa viva e deve essere consumata fin quando è tale. Facciamo un esempio. Le persone che in situazioni di emergenza (e non solo) prelevano acqua dalle sorgenti sparse nella campagna, in collina o anche in montagna per mezzo di taniche, pensano di fare una cosa buona ed invece compiono un grave errore. Innanzitutto l'acqua che prelevano non è garantita, soprattutto da un punto di vista batteriologico, poi la immissione in recipienti sicuramente non sterilizzati, l'immagazzinamento magari sul terrazzino, al sole, provoca un decadimento assai rapido dell'acqua stessa che può diventare molto pericoloso. In pratica alla fine si “mangiano” batteri e basta.

L’acqua può essere mantenuta solo per qualche giorno ma in frigo e in contenitori di vetro. Ma per quanto riguarda i tassi accettabili previsti dalle norme di legge?

Il limite di accettabilità di una sostanza previsto dalla legge è centinaia di volte inferiore a quello che si ritiene essere la soglia di rischio per l’organismo umano proprio per garantire che, anche qualche superamento temporaneo, non possa essere di alcun danno per la salute.

Ma avere più inquinanti sotto il livello minimo di accettabilità non è come averne uno solo in quantità inaccettabile?

Allo stato attuale non si conoscono particolari sinergie tra le azioni dei vari inquinanti. Potrebbero forse sussistere problemi quando vi sia presenza di microinquinanti cioè composti chimici presenti nell’ordine di qualche parte per trilione, in genere al di sotto della sensibilità dei metodi analitici.

Anche se allo stato attuale c'è ancora molto da sapere. In definitiva, ci si può fidare dell’acqua del rubinetto?

Direi generalmente di sì, ci si può fidare e come, bisogna, però, distinguere alcune situazioni. I rischi possono essere presentati dai piccoli acquedotti, dove la scarsità di mezzi economici ed una conduzione a volte poco più che familiare non danno sufficienti garanzie di sicurezza. Può trattarsi di opere di presa non eseguite a regola d’arte o la mancanza di fonti di approvvigionamento sicure o, ancora, la vecchiezza dell’impianto. A me è capitato di controllare un piccolo acquedotto con presenza di piombo perchè le tubazioni erano fatte con questo metallo, mentre era completamente assente alla sorgente che lo alimentava. Un acquedotto grande dà indubbiamente garanzie di sicurezza perché chi lo gestisce ha i mezzi economici e tecnici per controllare l’acqua. Per questo motivo si spingono i piccoli acquedotti a consorziarsi per formare reti più ampie e con maggiori disponibilità e minori rischi.

Chi valuta di abitare in aree “a rischio”, per bere acqua pulita cosa deve fare? Attualmente la prima reazione è quella di bere acqua in bottiglia. Lei cosa ne pensa?

L’acqua in bottiglia è diventata una moda, acuita anche da un certo terrorismo psicologico portato avanti dai mass-media. Anche nell’acqua minerale esiste il buono e il cattivo. Esistono acque minerali che sono perlomeno dubbie, come confermato dai controlli che eseguiamo sistematicamente. Ad esempio, nella nostra provincia è stato chiuso uno stabilimento perché pescava da un pozzo inquinato, tra l’altro, da atrazina. Ormai è stato travisato quello che doveva essere lo spirito dell’acqua minerale. Secondo le leggi e gli intendimenti dei nostri padri, l’acqua minerale doveva avere caratteristiche diverse da quelle dell’acqua normale ed avere una certa funzione curativa, più o meno blanda, tanto è vero che era venduta spesso in farmacia. Poi, per cause diverse, anche per colpa di gestioni non sufficienti di molti acquedotti, l'acqua minerale si è imposta.

Ritorniamo alla persona che ritiene di bere acqua non perfettamente pulita. Dopo la prima reazione, verso l’acqua minerale, magari pensa ad un filtro per acqua potabile ad uso domestico. Cosa gli consiglierebbe?

Innanzitutto questa persona deve informarsi presso la sua ASL su quali sono gli eventuali problemi di inquinamento della sua zona. Se l’ASL non dà una risposta adeguata può rivolgersi al laboratorio di sanità pubblica. È il primo, irrinunciabile passo, che si deve fare. L’utente ha il diritto di avere queste informazioni. Io penso che la ASL dovrebbe pubblicare i dati, magari senza riferimenti numerici, difficili da interpretare da parte dei non addetti ai lavori, ma con indicazioni sufficienti per una comunicazione chiara ed esauriente al cittadino sulla qualità dell’acqua che beve. Se l'informazione dà adito ad una motivata valutazione di non accettabilità dell’acqua, il consumatore può senz’altro ricercare sul mercato un apparecchio che gli garantisca (dati alla mano, test e prove chiare, mi raccomando) di trattenere le sostanze indesiderabili. Come ho già detto, la stragrande maggioranza delle acque distribuite negli acquedotti pubblici è sufficientemente sicura, mentre potrebbero richiedere un intervento di bonifica le acque, quasi sempre a rischio, ed a volte anche fortemente inquinate, dei pozzi privati poco profondi e quindi scarsamente affidabili. Qui c'è da distinguere in modo nettissimo tra le apparecchiature che funzionano e quelle che fanno più male che bene. Ad esempio, le apparecchiature che modificano la composizione minerale come gli addolcitori e i demineralizzatori in genere, sono sempre e comunque sconsigliabili nel caso di acqua "da bere", perchè alterano il contenuto salino che è essenziale per l'organismo umano, mentre, al contrario, sono utili per gli impianti dell'acqua calda che vengono protetti dai depositi di calcare. Poi vi sono altre apparecchiature che, magari, trattengono certe sostanze indesiderabili o pericolose, ma quando si saturano cominciano a cedere tutto quello che hanno trattenuto. In diversi casi, quelli che hanno serbatoi di accumulo, rischiano di “cedere” composti chimici dei tipi più svariati. Ci è capitato di analizzare filtri che all’uscita presentavano un additivo per materie plastiche che in entrata era del tutto assente. Poi ci sono le apparecchiature valide, anche se sono pochine.

Quali sono?

Non posso rispondere a questa domanda perché non posso fare pubblicità a nessuno, nè in senso positivo nè in senso negativo. I risultati delle indagini che effettuiamo vengono riferiti alle autorità competenti. Ma, mi creda, noi sappiamo bene chi ha titolo di validità e chi no.

Come fa il cittadino a riconoscere un filtro buono da uno meno buono?

Non è facile, ma se si informa, se - al limite -viene da noi, cioè dai laboratori di Sanità Pubblica, che questi filtri li esaminiamo, possiamo metterlo sulla buona strada, pur senza fare dell’ informazione commerciale, consigliando caso per caso, se è opportuno intervenire con un apparecchio di bonifica e con quali caratteristiche, oppure se l’installazione è inutile.

Intervista pubblicata su Acqua Pulita dal Rubinetto n. 4/95