QUALI FILTRI USARE?

L’utilizzatore davanti a situazioni di potenziale presenza di sostanze estranee o a concentrazioni potenzialmente anomale di sostanze ammesse, cosa fa? Può accettare la situazione così com'è oppure può fare intervenire untecnico specializzato e far installare un apparecchio di filtrazione.
Già, ma quale apparecchio? In commercio si trova una vera e propria galassia di apparecchiature che possono essere genericamente definite col nome di filtri o “DEPURATORI, ma tali apparecchiature hanno caratteristiche diverse e forniscono un diverso "servizio" in quanto agiscono sull'acqua potabile in
modo differenziato.

Volendo fare una sintesi un po' estrema, ma coerente con
la situazione del mercato, potremmo suddividere la massa di apparecchi di filtrazione in alcune grandi famiglie: gli addolcitori, i filtri a osmosi inversa, i filtri a carbone attivo, e i filtri per uso alimentare di altra tipologia.

 

GLI ADDOLCITORI:
Attraverso l’addolcimento gli ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++, presenti naturalmente nell’acqua e responsabili della formazione del calcare, vengono sostituiti con ioni sodio Na+, l’acqua privata del carbonato di calcio,perde la sua durezza iniziale diventando “più dolce”. Il grado di durezza (espresso solitamente in gradi francesi F°) è determinato dalla quantità di composti quali sali di calcio e di magnesio presenti nell'acqua potabile.
Un'acqua “dura” (in gergo chiamata calcarea) crea diversi problemi alle apparecchiature che utilizzano l'acqua stessa,in particolare quando questa viene riscaldata. Ci si riferisce ovviamente a: lavatrici, lavastoviglie, caldaie, ferri da stiro, ecc.
Quando l'acqua viene riscaldata oltre una certa temperatura si crea un deposito dei Sali “per precipitazione” sulle parti riscaldanti (resistenze, ecc.), tali incrostazioni riducono lo scambio di calore tra gli elementi riscaldanti e l'acqua e provocano una forte riduzione del rendimento calorico. Inoltre tubazioni, aperture, griglie ed altri condotti attraverso i quali passa l'acqua calda, si intasano in breve tempo e causano malfunzionamenti ai macchinari.
Ecco perché installare un addolcitore a monte degli elettrodomestici
citati è assolutamente consigliabile in quanto se ne prolunga il corretto funzionamento e si riduce in modo consistente l’eventuale incrostazione delle varie tubazioni.
Per il consumo alimentare il discorso è molto diverso, innanzitutto l’addolcitore non trattiene sostanze ma la sua funzione è unicamente quella di ridurre anche drasticamente il contenuto di sali di magnesio e calcio (indispensabili all’organismo umano), durante ilprocesso di addolcimento aumenta la concentrazione di sodio (x scambio ionico) nell’acqua in uscita, questa concentrazione non deve superare i 150 mg/l (come recita legge 236/88): se risulta più elevata può produrre danni di vario tipo alla salute.

Infatti un addolcimento molto spinto può anche provocare un’eccessiva presenza di sodio con effetti nocivi a livello cardiaco (restringimento arterioso).

Se si usa un addolcitore, è consigliabile avere una linea separata per
l'acqua potabile alla quale si applicherà "eventualmente" un' appropriato sistema di filtrazione.

 

I FILTRI A OSMOSI INVERSA:
L’osmosi inversa è un processo in cui viene forzata la filtrazione mediante una spinta forzata contro le membrane porose molto strette (circa 0,02 micron). La filtrazione con la tecnica dell'osmosi
inversa è estremamente potente in quanto elimina o riduce in modo
sostanziale una grande varietà di contaminanti, più che la maggior parte di tutti gli altri tipi di trattamento e rimuove dal 95% al 99% dei sali totali disciolti, diventando molto simile ad un’acqua distillata. Questa proprietà (la drastica riduzione di sali minerali) viene spesso messa sotto accusa in quanto un’acqua troppo povera di sali appare non adatta al consumo umano.
Tra i produttori di tali filtri c’è addirittura chi afferma che il diminuito
apporto giornaliero di sali minerali si compensa assumendoli attraverso gli alimenti. Vari esperti contestano anche il fatto che assumendo acqua così priva di sali essa causi un impoverimento dei sali già presenti nel corpo umano con conseguenze negative per la salute. Inoltre una consistente parte dell’acqua in ingresso viene “scartata” (circa l’80%) con evidente spreco di acqua potabile e l’utilizzo di solo il (20%) di acqua.
Queste apparecchiature prevedono un by-pass per inserire acqua potabile grezza (non trattata) allo scopo di reintegrare i sali minerali dispensabili al corpo umano, per cui il rendimento risulta piùttosto basso.
Per contro gli impianti ad osmosi inversa hanno trovato largo consenso in quelle zone dove nell’acqua potabile c’è una forte concentrazione salina (molte zone rivierasche).
L'acqua prodotta se raccolta in serbatoi deve essere preservata da
contaminazioni di qualunque tipo, quindi si deve fare ricorso, in genere, a trattamenti sterilizzanti a base di cloro.

 

FILTRI A CARBONE ATTIVO:
Contengono carbone attivato di origine vegetale o minerale che riesce a trattenere molti inquinanti chimici anche pesticidi, solventi industriali e a ridurre nell’acqua il cloro e i cattivi sapori. I filtri a carbone attivo non hanno tuttavia effetto sui batteri.
La struttura porosa e l’origine vegetale fanno si che tali filtri diventano il terreno di proliferazione batterica.
Per evitare la proliferazione batterica in alcuni casi i filtri vengono
addizionati con un composto a base di Sali di argento che ha proprietà battericida, spesso si ricorre a sistemi di disinfezione a base di raggi UV,(ritenuta non sufficiente) che agisce sul filtro stesso al termine della filtrazione (ma non ha funzione di trattenimento).
I filtri a carboni attivi sono di estrema facilità d'applicazione ma
il loro utilizzo in campo alimentare viene spesso contestata da tecnici ed esperti proprio per il rischio di proliferazione batterica al loro interno e rilascio di composti indesiderati.
Sono filtri particolarmente adatti per ridurre il cloro e altre sostanze chimiche che danneggiano i macchinari.

 

ALTRE TIPOLOGIE:

 

WATER FILTRATION SYSTEM C1P
In commercio si trovano anche filtri definiti “di altre tipologie” testati
anche dall'Istituto Superiore di Sanità che ne ha rilasciato l'autorizzazione perché conforme al legge 236/88 al DL 31/02/01 –alla 443 21/12/90- nel rispetto della direttiva CE 98/83 visto il regolamento del parlamento Europeo CEE N. 852/2004 -DM 25 del
07/02/12 emanata dal Ministero della Salute.
Il sistema è stato messo a punto dal team del professor Ogdgen di Los Angeles (USA) un sistema unico Mondiale di Filtrazione dell'acqua da bere e cucinare, tale sistema viene definito filopurizzazione. Si tratta di una serie di processi filtrazioni a livello molecolare definita come “macro, micro e ultrafiltrazione” dotata di azione batteriostatica (cioè trattenimento di eventuale presenza batteriologica patogena), azione battericida con un composto appositamente studiato in prodotti naturali (come anche i sali
d'argento) che agiscono sul metabolismo dei vari batteri e ne causano la tempestiva estinzione per la mancata nutrizione. Inoltre viene esplicata un'azione di adsorbimento di svariate sostanze chimiche e di metalli pesanti; ogni grammo del materiale filtrante ha un potere di adsorbimento fino ad oggi mai raggiunto, pari all'area di un campo da football.
Un'altra azione importante sono le spinte catalitiche che servono a fissare contro le pareti di adsorbimento i prodotti chimici in modo tenace. Un’ultima filtrazione, è effettuata da una membrana semipermeabile con porosità a 0,7 micron per non trattenere sali con dimensioni inferiori. Tale membrana serve anche per la protezione da "fenomeni di cessioni" manifestate dai filtri a
base di solo carbone attivo.
Il sistema Water Filtration System C1P ha ottenuto attestati di validità dell'acqua prodotta da Università di tutto il mondo.

Il Ministero della Salute ha confermato la validità del C1P per il filtraggio di acqua potabile (consulente della Tecnologia C1P Prof. Danilo Catelani docente all’Università degli studi di Milano, facoltà scienze agraria alimentare ), confermato anche dalle principali
Università mondiali:

 

Italia: Università di Torino su richiesta della Procura di Alessandria con prelievo del campione tramite il Nucleo Anti Sofisticazione( NAS) di Torino;
- Università - Roma, Napoli;
- Francia: Istituto Pasteur (Lilla);
- Germania: Istituto D'Igiene dell'Università di Gutemberg (Magonza);

- Svizzera: Laboratorio chimico della città di Zurigo- Servizio Federale di igiene Pubblica- Instituto Bachema (Zurigo);
- Belgio: Istituto per le malattie tropicali P. Leopoldo (Anversa);
- Olanda: Istituto Controllo dell'alimentazione (Zeist);
- Svezia: Università di Goteborg;
- USA: Università della Nord Carolina - The Acquachem Company Inc. (Florida);
- Giappone: Istituto per L'Igiene dell'alimentazione (Tokio);
- Sud Africa: Istituto Sudafricano per le ricerche mediche
(Johannesburg)- South African Bureau of Standards (Pretoria);
-Filippine: Ministero della Sanità (Manila);
- Australia: Istituto Scienze Mediche (Adelaide).
In Italia le USL lo hanno testato in molte occasioni.